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Appena rientrati da un corso residenziale di formazione nella Cittadella della Pace di Rondine, i docenti del Liceo Marymount promettono di portare anche all’interno delle loro classi il metodo che pone al centro dell’insegnamento un paradigma nuovo: la pace come finalità assoluta della conoscenza. 

Tutti gli insegnanti conoscono le potenzialità di una buona alleanza con colleghi e discenti, ma senz’altro meno frequente è saper cogliere quelle che si celano dentro al conflitto, tema sempre più al centro della cronaca scolastica e persino giudiziaria.

“Eppure – ci ha spiegato Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine – si può imparare a interpretare e gestire il conflitto non come un fallimento, una degenerazione, ma come un serbatoio energetico in grado di riattivare risorse in tutte le parti coinvolte”. In che modo? Prendendosi cura della relazione, restituendole un posto centrale all’interno della pratica scolastica, considerandola un’arte che può essere imparata e replicata, un metodo che non accompagna semplicemente la passione educativa, ma ne diventa il fulcro. 

Di tutto questo abbiamo parlato a Rondine, borgo medievale in provincia di Arezzo incastonato tra le brume della riserva naturale del Ponte Buriano, non lontano dai luoghi che hanno nutrito la spiritualità francescana e che da ormai trent’anni accoglie studenti provenienti dalle zone di conflitto di tutto il mondo per aiutarli a superare la logica dello scontro attraverso la convivenza. 

L’organizzazione Rondine Cittadella della Pace, che tra i tanti apprezzamenti ricevuti annovera anche quello dell’ONU, conta per il prossimo anno di formare oltre 300 docenti in tutta Italia a questo nuovo approccio metodologico e la nostra scuola non poteva non cogliere la profonda affinità con quella che da sempre è la sua missione, formare leader che pensino il mondo attraverso paradigmi nuovi, che caccino l’idea della guerra dalla storia degli uomini. Affinché tutti abbiano vita, come recita il goal di quest’anno.

Nelle sezioni sperimentali Rondine la cultura della trasformazione creativa del conflitto entra a pieno titolo nella didattica ordinaria: guidati in un percorso di autoconsapevolezza che li costringe a indagare in primo luogo il proprio atteggiamento profondo di fronte al ‘nemico’, gli insegnanti sono spinti a progettare un’offerta formativa che riconnette in una trama unitaria, fermamente orientata al bene comune, i due pilastri su cui si fonda l’istituzione scolastica: trasmissione del sapere e necessità di calarlo nella realtà.

Ma queste sono solo alcune delle suggestioni offerte dal metodo Rondine, una pratica che, forse nell’ottica dell’epimeleia socratica e delle tante etiche religiose e laiche che hanno sostenuto il cammino dell’uomo, opera un recupero dell’umanesimo in una delle sue significazioni più emblematiche, l’incontro col nemico, e genera cultura della relazione e del confronto nell’istituzione che più di ogni altra la pone al centro.

Per approfondire le numerose attività del progetto Rondine – Cittadella della pace 

www.rondine.org

https://rondine.org/sezione-rondine/