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Dagli scritti di Padre Jean Gailhac

Dal 1802 al 1809 le relazioni Chiesa – stato furono positive. L’infanzia di Jean Gailhac perciò fu vissuta in un’ atmosfera di riconciliazione ed egli potè ricevere una solida educazione cristiana. Benchè di mezzi modesti, i genitori di Jean Gailhac erano ben visti socialmente. I valori morali di casa Gailhac contribuirono a formare la personalità del giovane e a far nascere la sua fede. Molto più tardi, Padre Jean Gibbal scrisse: “I genitori di Gailhac non avevano grandi ricchezze ma possedevano qualcosa di molto più importante – onestà e una fede forte e pia – Gailhac stesso scrisse in una lettera del 1883:

“Non tutti i cristiani sono chiamati ad una vita di contemplazione. Dovrebbero però, condurre una vita di fede, come facevano i nostri genitori e come io stesso vidi nella mia infanzia. Quando lo spirito cristiano ancora regnava nel nostro paese, i genitori recitavano le preghiere della mattina e della sera insieme ai figli. Nella conversazione, c’era sempre qualche cosa per mostrare una fede viva e la religione era una parte integrante della vita”.

Certamente  Jean imparò dai suoi genitori a preoccuparsi dei bisogni degli altri, cercando di venir loro incontro con generosità. Due episodi della sua infanzia dimostrano il suo spirito generoso. Un giorno, Gailhac incontrò un ragazzino scalzo e vestito di stracci; spontaneamente gli diede le sue scarpe. In un’altra occasione non esitò a regalare ad un ragazzino povero un paio di pantaloni di velluto che la sua mamma aveva appena confezionato per lui. Egli affermava che era sua madre che gli aveva insegnato ad amare Nostro Signore a la Chiesa. “Sulle ginocchia di mia madre iniziai a credere al dogma dell’Immacolata Concezione e all’Infallibilità del Papa”.

L’influenza di sua madre continuò per tutta la vita. Scrisse nel 1874:

“Un giorno ero un po’ preoccupato per una grande prova nella mia vita, allora mia madre – madre nella carne ma ancor più nello spirito – mi disse queste semplici parole: “Coraggio, Gailhac! Dio è più forte di qualsiasi creatura umana”. Per me queste parole furono quelle di un angelo. Mi confortarono. E poi ho avuto tante occasioni di conferma di questa verità”. 

Padre Jean Gailhac (1802-1890) Fondatore delle Religiose del Sacro Cuore di Maria

Arturo Melillo

L’infanzia

Una figura molto importante nella vita di Jean Gailhac fu Padre Martin. Indubbiamente esercitò una forte influenza nella sua vita, dovette raccontargli innumerevoli volte gli eventi dell’epoca della rivoluzione: l’atteggiamento assunto dai sacerdoti che avevano giurato, le persecuzioni costanti; parlò anche del suo esilio, della sua vita a Roma e del Santo Padre, della difficoltà di tornare nel suo paese, dei suoi anni di servizio nella clandestinità e dei nuovi inizi del suo ministero pubblico.

Dal 1809 i rapporti tra Napoleone e la Santa sede erano andati peggiorando. Dichiarata la guerra in quasi tutti i paesi d’Europa, Napoleone era riuscito ad ottenere il controllo della maggior parte di essi. Rivolse allora le sue mire verso gli stati papali. I rapporti con la Santa Sede furono ulteriormente deteriorati dalla prigionia di Pio VII a Fontainbleau per quattro anni.

Jean Gailhac sentì la chiamata di Dio, ma l’idea elevata aveva della vita di sacerdozio e le contraddizioni che percepiva nel clero lo facevano dubitare della sua capacità di essere un bravo sacerdote. Questo dubbio rese la sua scelta molto difficile. Molti anni più tardi, all’età di settantaquattro anni, Gailhac raccontò al suo Vescovo di quanto fosse stato travagliato per lui questo periodo d’indecisione:

“Quando ero ancora molto giovane, lottai contro la chiamata di Dio perché ero ancora convinto che uno deve essere santo per essere sacerdote; quando io stavo combattendo, ero inseguito dalla grazia di Dio… e cercai il reverendo Padre Martin, che era il mio confessore, per dirgli tutto quello che stavo sperimentando e la mia decisione; questo venerabile sacerdote mi abbracciò e, percependo che Dio mi stava chiamando, aggiunse: “sta’ attento che  la corona destinata a te non passi ad un altro attraverso la tua infedeltà”. Era sessanta anni fa, e ancora sento queste parole nelle mie orecchie”.

Una volta presa la decisione, Gailhac la seguì con risolutezza. “Diventerò un sacerdote buono e santo”.

“Dagli anni più teneri della mia gioventù, Dio mi riempì con il Suo sacro fuoco. Il mio cuore non voleva più vivere per niente, tranne che per l’amore. Ma questo non è tutto. Ho sempre sentito il bisogno di farLo amare. Dio mi chiamò al sacerdozio mentre ero ancora molto giovane. La santità necessaria per tale vocazione mi spaventò. Resistetti. Acconsentii ad essere sacerdote solo alla condizione che avrei vissuto per amare Dio solo e per aiutare gli altri ad amarLo.”

La decisione originaria avrebbe influenzato tutte le altre in futuro e permeò tutta la sua vita: Jean Gailhac sarebbe stato sacerdote solo per amare Dio e portare altri ad amarLo.

Entrò nel Seminario Maggiore di Montpellier il 7 ottobre 1821.

“Le uniche cose che voglio tenere davanti agli occhi, sono la gloria di Dio ed il Suo Amore…Prometto di tenere costantemente nel mio cuore e nel desiderio, se non anche sulle labbra, queste parole che erano il motto di St. Ignazio: -Omnia ad majorem Dei Gloriam..- Voglio darmi totalmente a Dio, per la santificazione mia e del prossimo. Voglio amare Dio in tutto e farLo amare. Voglio che l’ultimo pensiero del mio cuore e le ultime parole della mia bocca siano: io amo Gesù e voglio farLo amare”.

Jean Gailhac fu ordinato sacerdote dal Vescovo Nicolas Fournier il 23 settembre 1826.

Nel 1828 fu nominato cappellano dell’ospedale militare della città di Bèzier. Il lavoro nell’ospedale offrì a Gailhac un vasto campo in cui esercitare il suo ministero e certamente ciò fu confacente alla sua inclinazione.