In occasione del RSHM Celebration Day – Teacher and Staff Recognition Day, gli studenti ringraziano come ogni anno i loro docenti per l’appassionato lavoro educativo che svolgono e la Maestra Rosa ci testimonia così la lungimiranza della visione educativa delle fondatrici.

 

“La nostra scuola si è sempre distinta per essere aperta a tutti – il nostro motto è non a caso ‘affinché tutti abbiano vita’ – e ci siamo sempre sentiti una piccola comunità internazionale, con tanti bambini di religioni e culture diverse”. La maestra Rosa D’Avanzo, docente nella nostra scuola primaria da oltre trent’anni, collega in maniera significativa i principi cattolici dell’universalismo e dell’accoglienza a quella che lei chiama “la chiave di volta” dell’offerta formativa, cioè il bilinguismo, il cui seme fu gettato dalle suore nel lontano 1930 e che in seguito, grazie all’intuizione di Sister Anne Marie Hill, è diventato una realtà riconosciuta a livello nazionale: “Conoscere la lingua inglese è un modo per entrare nel mondo, tutti noi educatori condividiamo questa visione, così come anche i genitori che scelgono il Marymount come punto di partenza e di decollo per i loro figli: donne e uomini del futuro che saranno cittadini del mondo, persone consapevoli che l’umanità non ha più confini e che si adopereranno per rendere il mondo un posto migliore e più sicuro per tutti”.

“La scuola deve gettare nei bambini il seme per il loro futuro – prosegue Rosa – creare un ambiente stimolante, sereno, di confronto. Non devono esserci più barriere che impediscano loro di condividere, di confrontarsi, di crescere, di stupirsi, di emozionarsi, di realizzare i loro desideri, i loro sogni,  la loro creatività. Quello che a noi sta a cuore è guidarli in questo percorso di ricerca della bellezza, di una vita ricca di valori e di soddisfazioni”.

Una visione pedagogica ispirata a un profondo umanesimo e, per quanto protesa al futuro, solidamente ancorata anche alla storia: “Un altro aspetto molto importante secondo me è consolidare, alimentare il senso di appartenenza a questa comunità educativa, quella che noi consideriamo la grande famiglia del Marymount. Perché questo si realizzi c’è bisogno di conoscere le nostre radici profonde, come in ogni nucleo familiare. I bambini e i ragazzi devono fare esperienza quotidiana con i valori che hanno ispirato le nostre suore. Quando parlo con loro e racconto la storia della scuola sono sempre molto attenti e curiosi, vogliono sapere, conoscere. Anch’io quando sono arrivata volevo sapere quello che era accaduto, volevo conoscere il passato, perché è lì che noi, come identità scolastica, abbiamo le nostre radici. Nei saloni e nei corridoi ci sono tante foto, bisognerebbe fermarsi a guardarle un po’ più spesso: stanno lì appese al muro, ma sono piene di vita, contengono una memoria storica che va alimentata, conosciuta, approfondita, proprio come hanno sempre fatto le nostre religiose, di cui ho una grande nostalgia”.

Il racconto di Rosa prosegue con il ricordo commosso dei primi tempi passati nel nostro istituto, quando era una insegnante alle prime armi, piena di dubbi e bisognosa lei stessa di essere presa per mano: “Sin dal primo giorno in cui sono arrivata e le ho conosciute, le nostre suore mi hanno stupita: erano disponibili, aperte al dialogo, alle novità, specialmente nel campo della didattica. Insomma, facevo fatica a considerarle ‘suore’. Sono state maestre di vita, ti incoraggiavano, ti davano fiducia, ti stimavano, ti ascoltavano; se necessario ti rimproveravano anche, con molta delicatezza, e ti accettavano  per quello che eri, ti davano consigli per migliorare, per crescere come insegnante e come persona. Per loro ho una grande riconoscenza, perché hanno sempre creduto in me e mi hanno presa per mano quando ancora mi sentivo insicura, dandomi gli strumenti per far parte di questa grande famiglia, che sento forte dentro di me anche se ora di loro non c’è quasi più nessuna, tranne Sister John  Bosco e Sister Anna Maria Lionetti, con cui ho iniziato questo lungo viaggio”.