Gli spostamenti dei lingotti tra il 1943 e il 1945, il processo Azzolini e la situazione internazionale negli anni 1946-1957: il PCTO presso l’Archivio Storico della Banca d’Italia ha svelato ai nostri ragazzi una storia che non conoscevano e di cui ora si sentono quasi parte, come spiega Vittoria nel suo reportage.

Il Pcto in Banca d’Italia ha rappresentato veramente una bellissima esperienza. Un’esperienza inattesa, per certi aspetti: varcando le porte di un’istituzione che ha accompagnato la storia del nostro paese, nel suo ruolo di regolazione dell’economia, mai avrei pensato di trovare un clima così aperto e accogliente. Di questo sono estremamente grata, perché è stata proprio la accogliente disponibilità dello staff, la valenza formativa che da subito è stata attribuita ad ogni errore o imperfezione a consentire a tutti noi di trarre il massimo da quella che si è rivelata un’autentica esperienza di vita.

Nell’arco di una settimana, infatti, entrati da semplici studenti, abbiamo vestito i panni di impiegati della Banca d’Italia, ricalcando – in piccolo – la giornata di lavoro tipica di un addetto dell’imponente Archivio Storico dell’istituzione.

Il nostro percorso è iniziato con l’attività di schedatura; ci sono stati distribuiti alcuni faldoni contenenti documenti pertinenti l’oro trafugato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. L’attività, svolta a coppie, consisteva nell’analizzare il contenuto di ogni faldone, organizzato in fascicoli e sottofascicoli, per poi inserire quanto trovato sulla piattaforma ASBI (Archivio Storico Banca d’Italia). È difficile descrivere a parole ciò che ho provato quando ho aperto il primo faldone. Sono stata travolta da un fiume di informazioni e intricati episodi di cui non ero mai stata al corrente; leggendo i documenti e mettendo insieme i vari pezzi della vicenda mi sembrava quasi di esserne parte. Toccando quei pezzi di carta carichi di significato sono riuscita a immergermi in una dimensione assai diversa da quella da cui ero partita. Ho compreso la vera importanza dell’archivista, custode della nostra storia e, quindi, della nostra evoluzione.

Nel corso della settimana siamo venuti a contatto con diverse tipologie di fonti presenti nell’archivio della Banca d’Italia; oltre ai numerosi documenti testuali (come lettere, telegrammi, verbali e trascrizioni di scambi telefonici) abbiamo avuto il piacere di imbatterci in fonti di altro tipo, come per esempio le fotografie e i memo-belt, ossia registrazioni effettuate mediante l’utilizzo di un dittafono. Un’ulteriore tipologia di fonti che abbiamo avuto l’opportunità di esaminare e che ci ha particolarmente divertito sono i faldoni del personale, dentro ai quali sono custodite dettagliate descrizioni, comprensive di una valutazione del livello di intelligenza, nonché le aspirazioni di tutti i dipendenti che hanno lavorato presso la Banca d’Italia.

Dopo aver trascorso i primi due giorni come archivisti, siamo stati investiti del complesso, ma avvincente ruolo di ricercatore. Ciò significa che ci è stato dato l’accesso a migliaia di documenti. A gruppi di quattro, abbiamo svolto una ricerca su un aspetto specifico della intricata vicenda dell’oro; gli argomenti assegnati ai vari gruppi erano particolarmente interessanti: gli spostamenti di oro tra il 1943 e il 1945, il processo Azzolini e la situazione internazionale negli anni 1946-1957. L’esperienza da ricercatori è stata difficile quanto gratificante. Non posso negare di essermi sentita un po’ spaesata, talvolta perfino scoraggiata davanti all’immane quantità di informazioni a mia disposizione (decifrare una lettera risalente al 1943 mi ha inizialmente indotto un autentico blocco!). Nonostante ciò, ne è sicuramente valsa la pena di fronte al senso di pienezza e di realizzazione che ho provato nel navigare liberamente attraverso momenti così determinanti della storia moderna e nell’aver ricostruito con successo una cronologia generale degli eventi testimoniati dai documenti.

Il nostro percorso  si è concluso  in bellezza con le presentazioni dei progetti da noi realizzati nel corso del PCTO ai nostri docenti e con una interessante mostra immersiva sulla storia della moneta al Palazzo delle Esposizioni.

Per concludere posso forse affermare che questa questa settimana così particolare, così coinvolgente, ha alimentato in me un nuovo approccio alle informazioni storiche, percepite in una concretezza nuova. I fantastici tutor che ci hanno guidati attraverso questo viaggio ricco di scoperte sono riusciti a trasmetterci quella passione così viva che li lega al proprio lavoro e a farci comprendere la straordinaria importanza di quello che fanno. È stato un percorso a dir poco emozionante. La possibilità di toccare con mano parte della storia che ci ha resi chi siamo oggi, che ha contribuito a plasmare la nostra identità è veramente impagabile. La mia compagna Irene Zu, nel discorso conclusivo con cui abbiamo voluto ringraziare e salutare quelli che per una settimana sono stati i nostri ‘colleghi’ di lavoro, è riuscita a toccare i cuori di professori, tutor e compagni dichiarando che: “Oggi, in un mondo caratterizzato da flussi incontrollati di informazioni, ove la verità può essere distorta o persino manipolata, gli archivi assumono un ruolo cruciale nella difesa della nostra comprensione storica e della nostra identità collettiva. George Orwell affermava: ‘Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato’. Gli archivi, quindi, diventano i guardiani della verità storica, impedendo che il nostro passato venga distorto o manipolato”. O dimenticato, aggiungerei.

 

Vittoria Emma Boccia, 16 anni, IV A Liceo Scientifico