Didattica e giornalismo: “Scrivere poco ma scrivere chiaro”

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Data di pubblicazione: 19 Febbraio 2026

Ecco il principio di stile che resterà impresso nella mente dei giovani reporter del Marymount Express dopo la visita alla mostra per i 50 anni del quotidiano la Repubblica allestita al Mattatoio. Ciò che nel corso di questa esperienza li ha entusiasmati di più lo lasciamo dire direttamente a loro in questa anteprima del prossimo numero del giornalino, in cui vi proponiamo le emozioni a caldo di Pietro e l’intervista di Nicola al giornalista Angelo Melone, che ci ha pazientemente guidati tra le prime pagine specchio di mezzo secolo della nostra storia. A proposito, la mostra resterà aperta fino al 15 marzo, il Marymount Express consiglia vivamente di non perderla!

 

1976-2006. La Repubblica. Una storia di futuro, recensione a cura di Pietro Luti, II Media C

 

Non si pensi mai che intraprendere un percorso voglia dire portarlo sempre a termine. Io, onestamente, ho pensato questo coricandomi nel mio letto alla fine della giornata di ieri, dopo una delle visite più belle che abbia mai fatto. Il giornalismo non è qualcosa che va bene esclusivamente per chi è portato. E la giornata di ieri lo ha dimostrato. Chiunque, o quasi, ne sono sicuro, avrebbe apprezzato l’accoglienza del signor Angelo Melone (il nostro giornalista accompagnatore), il suo modo di spiegare e rispondere in modo aperto, senza mostrare un minimo di seccatura, a tutte le nostre infinite domande, ma anche il vedere come negli anni una piccola redazione si sia incredibilmente evoluta.

In molti avrebbero apprezzato anche il display all’entrata dove era possibile, inserendo giorno mese e anno della propria nascita, visualizzare la prima pagina del quotidiano di quel giorno. Molti momenti della storia italiana e non solo che hanno segnato, segnano e segneranno le generazioni, li abbiamo visti riassunti in meno di una pagina. Una magia. E, secondo me, il fatto è ancora più chiaro in questo modo perché, come ha detto il nostro accompagnatore, scrivere poco ma chiaro è molto più difficile che scrivere tanto.

Alla fine dei conti è stata una di quelle esperienze che si possono vivere in modo diverso ma, e questo è poco ma sicuro, la qualità di ciò che abbiamo visto, ascoltato e in molti apprezzato, è qualcosa che almeno una volta nella vita va provato.

 

Intervista ad Angelo Melone a cura di Nicola Lopilato, II Media D

 

La Repubblica ebbe da subito successo?

No, nei primi due anni ha rischiato di chiudere.

Quindi cosa ha convinto poi la gente a comprare la Repubblica e non altri quotidiani?

Probabilmente il suo linguaggio unico: il lettore per interpretare al meglio gli argomenti trattati da Repubblica deve essere già informato sulle questioni trattate, era alla ricerca di opinioni, non semplicemente di fatti.

La stampa a colori ha cambiato lo stile delle immagini?

Sì, profondamente. La stampa a colori ha permesso di cambiare molto il contenuto delle immagini rendendole più vive.

Perché si chiama la Repubblica?

Probabilmente perché è quello che univa i giornalisti che l’hanno fondata: un forte credo repubblicano.

Qual è la fonte principale di Repubblica?

Ce ne sono tante, come il web, ma lì bisogna controllare se le notizie sono vere o meno,  infatti esiste un reparto di giornalisti che fa proprio questo, il fact-checking. Però, la fonte principale restano le agenzie di stampa.

Quale è stato il momento più buio della vostra storia?

Probabilmente è stato il rapimento di Daniele Mastrogiacomo. Sono stati 14 giorni molto bui per noi.

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