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Compie 30 anni la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che si celebra oggi, 20 novembre, data in cui, nel 1989, la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia venne approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

In Italia è stata ratificata il 29 maggio del 1991 e, attualmente, viene riconosciuta e ricordata in ben 190 Paesi per sancire il diritto alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo e all’integrazione.

La Convenzione, composta da 54 articoli, si è basata, in particolare, su quattro principi ispiratori: la non discriminazione, il superiore interesse del minore e il rispetto per la sua opinione, il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo.

Eppure, la strada dell’uguaglianza, anche per i più piccoli, è ancora lunga: molti bambini e adolescenti sono vittime di violenze e abusi, discriminati, emarginati, costretti a vivere in condizioni di grave trascuratezza e disagio; alcuni soffrono la fame, la privazione degli affetti e non frequentano la scuola.

Una giornata che rappresenta una riflessione costante sul mondo dei minori, sulla necessità che nessun bimbo o ragazzo sia privato del proprio futuro, perché, ricordando le parole di Papa Francesco, “da come sono trattati i bambini si può giudicare una società”.

5 ottobre,  la Giornata mondiale degli insegnanti, celebrata dall’Unesco per sottolineare il ruolo fondamentale di una professione “delicatissima e di grande responsabilità”.

La giornata fu istituita 25 anni fa per commemorare la sottoscrizione delle “Raccomandazioni dell’UNESCO sullo status di insegnante”, avvenuta nel 1966, documento di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti a livello globale.

Quest’anno, in particolare, la data è dedicata ai giovani insegnanti e al futuro dell’insegnamento, tema che rientra tra gli impegni dell’“Agenda 2030”.

Nel mondo, infatti, sono ancora troppi gli insegnanti che non hanno la libertà e il sostegno di cui hanno bisogno per svolgere un lavoro di vitale importanza per la formazione scolastica, civica e sociale delle generazioni future.

“Teaching in Freedom, Empowering Teachers” ribadisce il valore del compito che sono chiamati a svolgere e riconosce le sfide e gli ostacoli che molti di loro incontrano sul proprio percorso.

Da quest’anno il Marymount può avvalersi di una nuova importante zona didattica, quella, recentemente inaugurata nel giardino del nostro Istituto, che costituisce un’area laboratoriale di sensorialità. Di seguito riportiamo il focus del progetto nell’articolo dell’insegnante Lidia Tavani, che lo ha seguito da vicino.

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Ispirati all’entusiasmo del famoso pedagogista italiano Loris Malaguzzi, le A.LA.S. sono spazi didattici all’aperto per bambini della scuola dell’infanzia e del primo ciclo della scuola primaria (classi I, II e III).

L’idea di creare uno spazio didattico all’esterno nasce dalla volontà di offrire completezza ai percorsi di apprendimento stabilendo una continuità educativa con l’offerta didattica che si svolge all’interno delle aule. Troppo spesso, infatti, si guarda agli spazi esterni delle scuole come dei luoghi in cui svolgere attività per lo più ricreative o sportive. Tuttavia, questi rappresentano una grande risorsa educativa in grado di rispondere con efficacia alle nuove sfide didattiche che chiedono di ripensare l’apprendimento alla luce dei concetti di “abilità” e “competenze”.

Il progetto A.LA.S. risponde a queste sfide modulando l’offerta formativa in senso laboratoriale e proponendo la sensorialità come canale privilegiato per costruire percorsi di apprendimento individuali e creativi.

“Laboratorio” in termini didattico-educativi significa innanzitutto possibilità di osservazione e scoperta: per pensare, immaginare, progettare, agire. Ed è questo il senso del “cento” di Malaguzzi che vogliamo offrire agli studenti Marymount, ossia la possibilità della scoperta e dell’azione che passa attraverso l’esercizio del pensiero riflessivo e delle proprie abilità.

Per fare questo le A.LA.S. si compongono di un arredo appositamente studiato per favorire interazioni non strutturate e individualizzate. L’obiettivo è l’espressione libera e creativa di ogni bambino e di ogni bambina. In questi spazi ognuno può trovare la propria dimensione perché qui i bambini sperimentano in modo diretto la pluridimensionalità di un medesimo obiettivo di apprendimento. In questo senso si spiega la scelta di un arredo semplice ed essenziale caratterizzato da strutture-telai di base, progettati per essere implementati gradualmente dalle idee dei bambini. Si tratta di costruzioni dotate di un’impalcatura flessibile e versatile che consente di appendere manufatti mobili o attaccare in modo stabile pannelli didattici progettati dai bambini o dagli insegnanti. Al momento dell’inaugurazione molti di questi telai si presentano completamente spogli, vuoti, lasciando sbigottiti persino gli stessi bambini che li visitano per la prima volta: «Ma li costruiamo noi per davvero? Con le cose vere?»!

Una parte dei telai, invece, sono già completi e strutturati poiché servono a conferire identità alla porzione di spazio che occupano. Connotare lo spazio di un’identità significa intendere lo spazio come un agente di interazione che, in quanto tale, veicola relazioni sociali, modi di agire, processi di significazione e norme di comportamento. Nel caso delle A.LA.S. lo spazio si suddivide in diverse aree identitarie: “area luce”, dove è possibile scoprire gli effetti della luce solare tra ombre, colori e riflessi; “area suono” dove i bambini possono scoprire suoni, tonalità e rumori in base al materiale e utilizzato e alla sua forma; “area tattile e di manipolazione” caratterizzata da vasche comunicanti con cui è possibile giocare con acqua, terra, sabbia e altri materiali; “area odori”, ossia un piccolo orto di piante aromatiche; “area di composizione”, identificata da un tavolino dove i bambini possono costruire piccoli manufatti e da telai con pannelli dedicati all’esercizio di attività di gestione dello spazio e di motricità fine; “area storie”, identificata da un piccolo anfiteatro arredato da lavagne; “area riposo” con una zona di erba adibita ad attività informali; e infine “area aula all’aperto” dotata di tavolini, sedute, lavagne e telai per allenare le funzioni esecutive attentive e la memoria di lavoro.

Le A.LA.S., dunque, sono uno spazio work in progress, che vuole costruirsi con i bambini e gli insegnanti perché crede fortemente nel potenziale di ogni persona verso un sapere che si scopre e si costruisce in maniera attiva e partecipativa.

Per partecipare in maniera attiva, però, occorre fare esperienza diretta. Occorre mettersi in gioco completamente e profondamente, dando tutto di se stessi.

Da questo punto di vista il canale della sensorialità diventa prezioso per vivere esperienze cosiddette totalizzanti, in cui i bambini si immergono completamente in una situazione didattica entrando in contatto profondo con se stessi . Una proposta didattica di tipo multisensoriale consente, infatti, di mettere in campo abilità molteplici, di volta in volta diverse in base agli interessi e ai bisogni individuali del momento. In questo modo tutti raggiungono gli obiettivi richiesti e l’apprendimento si carica di un’emotività positiva che apre il pensiero al “possibile”. Quest’ultimo è il pensiero che cerca strade per raggiungere la propria meta, è il pensiero che trova soluzioni creative, è il pensiero proattivo e prosociale che intellige la quotidianità attraverso le lenti di ciò che ognuno può fare, per se stesso e per gli altri, mettendo in azione e a disposizione i propri talenti.

È quel pensiero che è già azione e dice: il cento c’è, eccolo!

 

Il cento c’è

Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare

di giocare e di parlare

Cento, sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire

cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento, cento, cento)
ma gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

[Loris Malaguzzi]

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Il gioco, lo start di un percorso insieme: il “play”, anche nell’accezione di verbo anticipato dal “to“, esprime in sé, in molte delle sue sfumature, una connotazione positiva, che ci racconta di giochi, di suoni e, nell’era digitale, di nuovi inizi.

Così, il prossimo 22 Novembre, in occasione dell’Open House di via Nomentana, l’Istituto Marymount è lieto di dare il via, unitamente alle famiglie che parteciperanno alla giornata, ad un cammino di crescita improntato su un progetto didattico dall’alto valore formativo: al centro, come sempre, gli studenti.

Il “play” di un’avventura ancora tutta da scrivere parte da qui!

Compila il modulo per partecipare, avere ulteriori informazioni e restare in contatto con la nostra Scuola.
PLAY!

Una tre giorni di dibattiti per comprendere l’agiografia e la sua tradizione testuale: questo è il tema attorno a cui si sviluppa il ciclo di conferenze che si terrà dal 24 al 26 ottobre presso la prestigiosa Università di Lisbona, Facoltà di Lettere, e al quale prenderà parte anche la Professoressa Mariangela Lanza, insegnante della scuola secondaria di I grado del nostro Istituto e della nostra High School in via Livorno.

In particolare il convegno – dal titolo “Understanding Hagiography and its Textual Tradition: the Late Antique and the Early Medieval Period (6th-11th centuries)” – intende proporre uno sguardo inedito e rinnovato sul processo di trasmissione e riscrittura dell’agiografia, nei suoi aspetti fondamentali legati alla vita spirituale, sociale e culturale nel periodo dell’Alto Medioevo.

L’intervento della Professoressa Lanza è previsto nella giornata del 26 ottobre, nella sessione dalle ore 11.00 alle 12.15, e sarà improntato sul focus: La Vita sancti Germani Parisiensis episcopi di Venanzio Fortunato, in una riscrittura del IX secolo.

Di seguito alleghiamo la locandina dell’evento e il link al quale è possibile consultare l’intero programma dei giorni di studio, argomenti trattati e relatori: http://uhttlisbon2018.letras.ulisboa.pt/

 

 

È con entusiasmo ed orgoglio, che  l’Istituto Marymount  ha avviato  l’apertura del “CENTRO SPORTIVO MARYMOUNT” presso gli impianti della nostra sede MARYMOUNT HIGH SCHOOL  di via Livorno 91.

I corsi, aperti a bambini e ragazzi a partire dai 4 anni d’età, saranno tenuti da istruttori Federali (FSN) altamente qualificati  e di grande esperienza a livello nazionale ed internazionale, sotto la direzione tecnica della prof. Alessandra Di Cagno e saranno aperti ad alunni interni ed esterni.

 

Dal 24 al 28 settembre vi aspettiamo numerosi alla nostra OPEN WEEK per provare le discipline proposte, negli orari e nei giorni sotto indicati. I corsi, negli stessi giorni e orari,  saranno effettivi dal giorno Lunedì 1 Ottobre.

 

DISCIPLINA GIORNI ORARIO INSEGNANTE
Ginnastica Ritmica Avviamento (4-6 anni) Martedì/Giovedì 17.00 – 18.00 Alessandra Di Cagno
Ginnastica Ritmica 2 pre-agonistica

(7-10 anni)

Martedì/Giovedì/Venerdì 17.00 – 19.00 Alessandra Di Cagno
Street Jazz/Hip Hop (Liceo) Martedì/Mercoledì/Giovedì 14.45 –  15.45 Eleonora Frascati
Pesistica Olimpica

(Liceo)

Martedì /Giovedì 14.45 – 16.00 Jack Romani
Functional Training

(Liceo)

Mercoledì/Venerdì 14.45-16.00 Andrea Buonsenso
Parkour: Arte dello Spostamento (Liceo) Mercoledì /Venerdì 14.45 – 16.00 Matteo Sterbini
Scherma

(6-12 anni)

Lunedì/ Mercoledì 17.00 – 18.30 Giulia Di Martino

Claudia Di Martino

Danza Classica

(6-10 anni)

Mercoledì/Venerdì 17.00 – 18.30 Patrizia Natoli

 

E’ necessario consegnare, al momento dell’iscrizione il certificato medico per attività sportiva non agonistica in corso di validità (un anno dall’emissione) in originale o in copia autentica.

Per  costi e ulteriori dettagli rivolgersi a Chiara Fiore – 06/86225755 – 334/3176709; cfiore@marymount.it

Da sempre qui, all’Istituto Marymount, siamo convinti che educare sia una missione che vada ben al di là del puro insegnamento: educare è, prima di tutto, una forma d’amore che, nella nostra Scuola, portiamo avanti giorno dopo giorno.
Amare una persona, infatti, vuol dire credere nelle sue potenzialità, strada, questa, non sempre facile da percorrere se rapportata alla situazione del nostro Paese, dove, spesso, manca una visione d’insieme, che riesca ad andare oltre il semplice “qui ed ora”.
La Scuola – italiana e non solo – talvolta, è complice di tutto questo, non perché non voglia agire, ma perché, in molti casi, non sa come fare o non ha gli strumenti adatti.
Anche quest’anno, quindi, il nostro impegno è rivolto ad una formazione che risponde alla collettività, alla società e alla famiglia, secondo i principi che hanno fatto del Marymount una riconosciuta eccellenza italiana e internazionale.
E, proprio con questo rinnovato spirito di continuità, rivolgo a tutti voi il mio più sincero augurio di un nuovo, ricco e intenso anno scolastico!

Il Preside
Andrea Forzoni

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“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”… se lo chiedeva anche Giorgio Gaber in una sua famosa canzone. In realtà, il dibattito che si è svolto al Liceo dal titolo “Ma tu sei di destra o di sinistra? Orientarsi tra neopopulismo e crisi dell’informazione” è stato il pretesto per affrontare, attraverso un parterre d’eccezione, i principi della democrazia e della politica, tra storia e stretta attualità.

Grazie a Vittorio Macioce, caporedattore il Giornale, Matteo Marchetti, redattore La7 e dottorando alla Sapienza Università di Roma, e alla giornalista Cristina Missiroli, che ha moderato l’incontro, i nostri studenti sono stati stimolati a riflettere sul significato dei termini che contraddistinguono il dialogo politico.

I ragazzi sono stati invitati a esprimere, ad esempio, i concetti legati alla parola “politica”: un focus interessante, che ha permesso di fare chiarezza su terminologie, talvolta, usate impropriamente anche nei talk televisivi. Sono emersi spunti riguardanti i temi della partecipazione, del coinvolgimento e dei riflessi, diretti e indiretti, che la politica può esercitare sulla vita quotidiana.

In particolare Macioce ha esortato i ragazzi ad andare in profondità, ricercando il significato delle cose e, perché no, anche dei vocaboli che non si conoscono sfruttando, così, le nuove tecnologie. Tramite questo approccio, ha sottolineato il giornalista, è più facile far proprie delle “mappe concettuali” che possono aiutare a concatenare “fatti, cause e conseguenze”.

Matteo Marchetti ha analizzato aspetti storici, generazionali, in una dialettica aperta con Macioce, soffermandosi sull’analisi di avvenimenti di un “recente passato”, mentre Cristina Missiroli ha invogliato gli studenti dell’High School a fare domande, in qualche momento, divenendo la loro voce per incentivare, ulteriormente, la discussione.

Un dibattito avvincente, in cui i ragazzi dell’High School sono stati parte attiva dell’evento, condividendo opinioni e punti di vista utili a ragionare sui contesti di ieri, di oggi ma, soprattutto, su quelli di domani.

Incontrare Sister Isabelle Cipriano è come essere investiti da un’ondata di buon umore, un sorriso contagioso che sa mettere da parte ogni difficoltà.
La carica positiva della Superiora provinciale del Mozambico, recentemente venuta in visita presso il nostro Istituto, esprime pienamente lo spirito di unione e fratellanza del Marymount.

Un ponte tra Italia e Africa che, da questo incontro, esce ancor più rafforzato: Sister Isabelle Cipriano, infatti, ha avuto occasione non solo di dialogare con lo staff che quotidianamente lavora nella nostra Scuola, ma anche di conoscerne da vicino la struttura, entrando nei vari ambienti e parlando con i nostri studenti.

Proprio a loro, in un confronto con le varie classi, ha potuto rivolgersi per narrare il “suo Mozambico”, raccontando ai ragazzi di come i coetanei africani vivano la scuola, della situazione nelle zone rurali del paese e di quanto l’aiuto manifestato attraverso iniziative come, ad esempio, il bazar pro Mozambico, sia un gesto concreto di solidarietà.

Con lo sguardo aperto verso il futuro, Sister Isabelle Cipriano ha condiviso ricordi della sua infanzia, quando il papà, insegnante, le trasmetteva l’amore per lo studio e per la scuola; ha reso partecipi gli alunni dei piccoli e grandi ostacoli che affronta ogni giorno in Mozambico, dove, spesso, c’è un solo insegnante per 50 bimbi e dell’importanza che, questi, imparino presto il portoghese, lingua ufficiale della nazione.

I nostri allievi si sono dimostrati molto interessati all’esperienza e alla testimonianza di Sister Cipriano, che ha risposto con gioia ed entusiasmo a tutti i loro quesiti e curiosità. E il Mozambico non è più così lontano!